Ordinamenti giuridici originari e derivati alla prova dell’evoluzione tecnologica. Il problematico caso della comunicazione politica
Abstract
PAROLE CHIAVE
Ordinamenti derivati, Libertà di espressione, Co-regolazione, Digital Services Act (DSA), Comunicazione politica
L’ecosistema digitale ha trasformato le grandi piattaforme in veri e propri «ordinamenti derivati», capaci di incidere materialmente sulle precondizioni della democrazia e sulla libertà di espressione. Dinanzi a questo mutamento strutturale, l’articolo esplora la delicata tensione tra poteri pubblici e autorità private nella sfera pubblica digitale, adottando una rigorosa prospettiva costituzionalistica. L’indagine si sviluppa attorno a tre cruciali domande di ricerca: (i) chi è il soggetto democraticamente legittimato a regolare la Rete in uno spazio intrinsecamente transnazionale? (ii) Con quali tecniche (in particolare la co-regolazione) l’azione pubblica può governare il potere algoritmico senza violare le garanzie costituzionali? (iii) Le recenti soluzioni normative dell’Unione Europea – specificamente il Digital Services Act (DSA) e il Regolamento sulla trasparenza del targeting politico – sono realmente adeguate a tutelare il pluralismo? L’analisi evidenzia un paradosso critico: delegando la moderazione dei contenuti e la gestione della disinformazione alle piattaforme, l’ordinamento europeo rischia di abdicare alla tutela attiva del pluralismo, finendo per conferire una legittimazione giuridica a un inedito e opaco potere di conformazione e censura privata.
